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17 novembre 2015 E' ARRIVATA MIA FIGLIA

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E' ARRIVATA MIA FIGLIA
E' ARRIVATA MIA FIGLIA

E' ARRIVATA MIA FIGLIA 


Costruito come un percorso in tempo quasi reale, un buon esempio di cinema per tutti


Val lavora come bambinaia amorevole a San Paolo, mentre la figlia Jessica è cresciuta da alcuni parenti nel Nord del Brasile. Quando Jessica arriva in visita 13 anni dopo, mette la madre a confronto con il suo atteggiamento remissivo e tutti in casa vengono colpiti dal comportamento inaspettato della ragazza.


• DATA USCITA: 04 giugno 2015
• GENERE: Drammatico
• ANNO: 2015
• REGIA: Anna Muylaert
• SCENEGGIATURA: Anna Muylaert
• ATTORI: Regina Casé, Camila Márdila, Michel Joelsas, Karine Teles, Helena Albergaria
• FOTOGRAFIA: Barbara Alvarez
• MONTAGGIO: Karen Harley
• MUSICHE: Fábio Trummer
• PRODUZIONE: Africa Filmes, Globo Filmes, Gullane Filmes
• DISTRIBUZIONE: BIM
• PAESE: Brasile
• DURATA: 110 Min



Marianna Cappi
Val lavora come cameriera a tempo pieno nella villa di una famiglia bene di San Paolo. Sono più di dieci anni che non vede la figlia Jessica, che ha affidato ad una parente nel Nord del paese. Un giorno, però, la ragazza si presenta in città per l'esame di ammissione alla facoltà di architettura. Il suo ingresso nella casa di Donna Barbara, del marito e del figlio, suo coetaneo, sovverte ogni regola non scritta di comportamento e mette sua madre di fronte alle domande che non si è mai posta.
"A che ora torna?" si chiede il titolo originale e a pronunciare la fatidica domanda, che tradisce l'attesa e l'affetto, è Fabinho, il signorino di ceto superiore, che interroga la domestica sul rientro della madre, ma è anche la figlia della domestica, in una catena di ritardi e deleghe che è il vero e proprio fenomeno sociale (non solo brasiliano) contro il quale punta il dito il film della Muylaert. Donne che assumono bambinaie per crescere i propri figli al loro posto, mentre le stesse bambinaie sono costrette a far crescere i propri figli a qualcun altro e così via, in un circolo che mescola vizio e necessità e fa sì che a farne le spese siano democraticamente i figli di tutti e la loro educazione sentimentale.
Jessica non è, però, una sventurata d'altri tempi, non si presenta con il bagaglio di tacite conoscenze su cosa è concesso o meno a quelli come lei; non è figlia di sua madre, in questo senso, perché quella continuità si è interrotta troppo presto. Jessica è stata fortunata negli studi, ha trovato chi l'ha iniziata al pensiero critico, per lei la porta della cucina non è una linea di demarcazione scritta nei geni: è una porta come un'altra e, magari, nei disegni dei suoi futuri progetti, la toglierà del tutto. In termini cinematografici, Jessica è portatrice di un altro sguardo e di un altro uso del corpo nello spazio. Il suo avvento non ha la forza sovvertitrice del misterioso ospite del teorema pasoliniano, il film non ha certo le stesse ambizioni poetiche, ma destruttura comunque, gesto dopo gesto, stanza dopo stanza, un codice separatista che si basa sul patto tra chi pretende e chi lascia che ciò avvenga.
Costruito come un percorso in tempo quasi reale, È arrivata mia figlia non è la storia della rivoluzione di Jessica, ma quella di Val, della sua coraggiosa epifania: è la sua presa di coscienza sulla possibilità di interrompere la catena degli errori che commuove profondamente, perché viene dal personaggio più interno al meccanismo, quello per cui, seppur sbagliata, esisteva una "natura delle cose". Regina Case, interprete di lunga esperienza teatrale, televisiva e cinematografica, rischia d'incontrare qui il ruolo della vita e lo onora con una performance perfetta, nei tempi comici e nei toccanti momenti del retroscena (evidentemente la sua ribalta).
Pur non allargandosi oltre il testo dichiarato, il film di Anna Muylaert è un buon esempio di un cinema per tutti che non deve per forza scendere a compromessi sul tema né sul suo impianto ritmico.




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