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Schede CINEMA DIFFUSO 2008-2009

EVENTI > STORICO RASSEGNE

Lunedi 17.11.2008
UN BACIO ROMANTICO - MY BLUEBERRY NIGHTS

Regia, soggetto: Wong Kar-Wai. Sceneggiatura: Lawrence Block, Wong Kar-Wai. Fotografia: Darius Khondji. Musica: Ry Cooder. Montaggio, scenografia: William Chang. Costumi: Sharon Globerson, W. Chang. Effetti: Nicholas Kay, Bob Shelley, Lisa Reynolds. Interpreti: Jude Law, Norah Jones, Natalie Portman, Rachel Weisz, Lynne David Strathairn, Chan Marshall, Ed Harris, Tim Roth. Produzione: Block 2 Pictures, Jet Tone Production, Lou Yi Ltd., Studio Canal. Distribuzione: Bim. Origine: Francia/Hong Kong, 2007. Tit. originale: My Blueberry Nights. Durata: 111'.

Nel suo primo film in lingua inglese, l'acclamato regista Wong Kar Wai percorre il viaggio emotivo che dalla sofferenza approda ad un nuovo inizio di vita amorosa. Dopo la dolorosa rottura di una relazione, Elizabeth (la cantante Norah Jones al debutto cinematografico) parte per un viaggio attraverso l'America. Si lascia alle spalle un bagaglio di ricordi, un sogno e un nuovo amico (il proprietario di un caffè interpretato da Jude Law) e va in cerca di una cura per il suo cuore spezzato. Durante il viaggio, Elizabeth lavora come cameriera e fa amicizia con diversi clienti - fra i quali un poliziotto tormentato (David Strathairn) e sua moglie che l'ha lasciato (Rachel Weisz), e una sfortunata giocatrice d'azzardo (Natalie Portman) con un grosso debito da saldare. Attraverso questi nuovi incontri Elizabeth arriva a conoscere i veri abissi della solitudine e dell'infelicità umana e capisce che il viaggio rappresenta solo l'inizio di una completa esplorazione del proprio io

Trailer del film diretto da Wong Kar Wai con Norah Jones e Jude Law

Fats Domino trovava la sua guarigione sulla Blueberry Hill. Norah Jones sulla Blueberry Pie. Debutto in lingua inglese per Wong Kar-wai: My Blueberry Nights (da noi Un bacio romantico), per un intreccio klimtiano che unisce stile e passione. Forse il bocca a bocca più sexy del mondo. Il neon-espressionista Wong torna con struggimenti d'amore tra ralenti, flou, caldi locali fumosi, luci soffuse, nuvole in viaggio e carezzevoli movimenti di macchina. Un road-movie con la dolce Elizabeth (Jones) che attraversa gli Stati Uniti sgargianti (come quelli del Wenders di Non bussare alla mia porta) dopo aver rotto col fidanzato di New York. Elizabeth non abita più lì e come l'Alice scorsesiana scappa dalla città per andare a fare la cameriera qua e là, giusto dopo aver incontrato nella grande mela il barman sagace Jeremy (Law), unico fan della sfigata torta al mirtillo (blueberry) che nessuno vuole mangiare. Lui l'aspetta e lei corre dall'Est al West giusto in tempo per lavorare tanto da non avere il tempo di pensare, incontra una coppia il cui amore è finito e una giocatrice d'azzardo con lo sguardo furbo di Natalie Portman. Lui fumerà una sigaretta con la ragazza sbagliata. Un bacio romantico è un film "post", come già l'antologico 2046. Non cercate le emozioni honkonghesi di As Tears Goes By e Hong Kong Express. Non le troverete. Qui c'è una donna trasformata in dea dalla cinepresa di Wong Kar-wai: Norah Jones è la voce e il corpo delle nostre malinconie. Troverà la guarigione grazie a una torta al mirtillo. Al bacio.
Francesco Alò

Wong Kar-Wai
Nato a Shanghai nel 1958, frequenta l'Hong Kong Television Broadcasts divenendo sceneggiatore di famose soap opera. Il suo primo film, Wong gok ka moon ( As Tears Go By, 1988), ottiene molti consensi nel circuito dei festival e il successivo A Fei jing juen ( Days of Being Wild, 1991) consolida la sua fama. Dopo Angeli perduti ( Fallen Angels, 1995) realizza Happy Together (1997), vincitore del premio per la migliore regia al Festival di Cannes, In the Mood of Love (id., 2000) e 2046 (2004).


UN BACIO ROMANTICO

Lunedi 01.12.2008
BE KIND REWIND - GLI ACCHIAPPAFILM

Regia, soggetto, sceneggiatura: Michel Gondry. Fotografia: Ellen Kuras. Musica: Jean-Michel Bernard. Montaggio: Jeff Buchanan. Scenografia: Dan Leigh. Costumi: Rahel Afiley, Kishu Chand. Interpreti: Jack Black, Mos Def, Danny Glover, Mia Farrow, Melonie Diaz, Paul Dinello, Sigourney Weaver. Produzione: Partizan. Distribuzione: Bim. Origine: Usa, 2007. Tit. originale: Be Kind Rewind. Durata: 98'.

Jack Black (King Kong, School of Rock) e Mos Def (The Italian Job) interpretano questa nuova commedia nata dalla fantasia esplosiva del premio Oscar Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello), che ha per protagonisti due amici, un campo elettromagnetico e i film più amati di tutti i tempi...
Mentre cerca di sabotare la centrale elettrica che è convinto gli stia bruciando il cervello, Jerry (Black) si 'magnetizza', e finisce per cancellare involontariamente tutte le cassette del vecchio videoshop in cui lavora il suo migliore amico, Mike (Mos Def). Per non deludere i pochi clienti, Jerry e Mike decidono di girare un remake di uno dei film cancellati, nel cortile di Jerry. Con loro grande sorpresa, quella singolare versione del film è un successo. Ben presto, prima Mike e Jerry poi anche gli amici del quartiere si ritroveranno impegnati a tempo pieno a girare nuove versioni dei film più amati, da Ghostbusters a King Kong, dando nuovo impulso non soltanto agli affari del negozio ma alla vita dell'intera comunità.


Trailer del film diretto da Michel Gondry con Jack Black e Mos Def

Enfant prodige del videoclip, diventato in questi ultimi anni il nuovo regista di punta del cinema indipendente americano, Michel Gondry, 43 anni, dà l'impressione di ritrovarsi davanti al cinema come un bambino davanti a un immenso baule pieno di giocattoli. Con Be Kind Rewind il regista francese viaggia dalla fantasia teorica e acidula che caratterizzava Eternal Sunshine e L'arte del sogno, a un "burlesque" follemente originale, unendo eccessi e finezze, tecnica e improvvisazione, con una maestria da togliere il fiato. Il film si apre con una sorta di falso documentario amatoriale che ripercorre la vita del jazzista Fats Waller, che sarebbe cresciuto in una piccola città del New Jersey. Senza lasciare la borgata, si arriva ai giorni nostri per scoprire, ai piedi della casa di Waller, una vecchia videoteca di quartiere, dove le videocassette resistono ai DVD. Quando viene a sapere che il comune ha deciso di abbattere il caseggiato, il proprietario, Mr. Fletcher, parte al contrattacco e affida le chiavi del negozio al suo commesso Mike. Ma il ragazzo ha un grosso problema: il suo amico Jerry, un pazzoide ossessionato dagli effetti congiunti delle onde magnetiche e di un complotto planetario. Il giorno della partenza di Mr. Fretcher, Jerry si lancia all'assalto della centrale elettrica per sabotarla: l'operazione si risolve in un fiasco e Jerry rimane folgorato. Arrivato alla videoteca provoca, suo malgrado, una catastrofe irrimediabile: la cancellazione del contenuto di tutte le videocassette. Quando una cliente chiede una copia di Ghostbusters, Jerry e Mike decidono di rifare loro stessi il film e spingono l'azione in una dimensione ancora più assurda, offrendo allo spettatore una delle prove cinematografiche più divertenti degli ultimi anni. Be Kind Rewind, il cui titolo fa riferimento alla tipica frase scritta sulle videocassette in affitto, esalta il fai-da-te contro la standardizzazione asettica. Celebrazione dell'infanzia e della sua potenza creativa è, di tutti i film di Gondry, quello che si abbandona più liberamente alla fede nel cinema.
Isabelle Regnier

Michel Gondry
Nasce a Versailles ma presto si trasferisce a Parigi dove si fa conoscere come regista di videoclip, lavorando con artisti del calibro di Björk, Rolling Stones e Radiohead. Nel 2001 approda al grande schermo con il lungometraggio Human Nature. Il grande successo arriva nel 2004 grazie a Se mi lasci ti cancello ( Eternal Sunshine of the Spotless Mind), che gli vale un Oscar per la miglior sceneggiatura, scritta insieme a Charlie Kaufman.


BE KIND REWIND

Lunedi 15.12.2008
L'ANNO IN CUI I MIEI GENITORI ANDARONO IN VACANZA

Regia: Cao Hamburger. Soggetto : Cláudio Galperin, C. Hamburger. Sceneggiatura: C. Galperin, Bráulio Mantovani, Anna Muylaert, C. Hamburger. Fotografia: Adriano Goldman. Musica: Beto Villares. Montaggio: Daniel Rezende. Scenografia: Cássio Amarante. Costumi: Cristina Camargo. Interpreti: Michel Joelsas, Germano Haiut, Paulo Autran, Daniela Piepszyk, Simone Spoladore, Caio Blat, Liliana Castro, Eduardo Moreira. Produzione: Gullane Filmes, Caos Produções, Miravista, Globo Filmes, Lereby, Teleimage, Locall. Distribuzione: Lucky Red. Origine: Brasile, 2006. Tit. originale: O Ano em que Meus Pais Saíram de Férias. Durata: 104'.

Nel 1970 il Brasile e il mondo intero sembrano essere sconvolti, ma la maggiore preoccupazione nella mente del dodicenne Mauro, un ragazzino medio borghese di padre ebreo e madre cattolica, non ha niente a che vedere con la proliferazione delle dittature militari in Sud America o con la guerra in Vietnam. Il suo sogno più grande è vedere il Brasile diventare per la terza volta vincitore della Coppa del Mondo. Mauro si trova in quel momento della vita in cui si passa dall'infanzia all'adolescenza. I genitori, militanti di sinistra, costretti a vivere in clandestinità, si trovano costretti per un periodo ad affidare il figlio al nonno Mòtel, al quale però è accaduto qualcosa di inaspettato. Il ragazzino rimane solo senza avere la possibilità di informare i suoi genitori. E' il vicino di suo nonno, Shlomo, un vecchio ebreo solitario impiegato nella sinagoga locale, che finisce per prendersi cura di Mauro. Questa convivenza inaspettata svela ad entrambi un mondo fino ad allora sconosciuto. Mentre aspetta con ansia la telefonata dei genitori, Mauro ripercorre, in un certo senso, la storia dei suoi nonni - ebrei immigranti - alle prese con una realtà del tutto nuova. Oltre a Shlomo, incontra la piccola e irriverente Hanna, dotata di un promettente talento nelle scommesse e negli affari; la giovane Irene, che infiamma l'immaginazione di tutti i ragazzi del quartiere; il Rabbino, un accanito tifoso dei Corinthian; Italo, il figlio di un italiano coinvolto nelle manifestazioni studentesche; Edgar, il portiere mulatto della squadra di calcio locale, e molti altri. Con i suoi nuovi amici, Mauro condivide, tra le tante cose, la passione per il calcio, le prime scoperte sessuali e il desiderio di riconquistare la felicità soffocata dalla dittatura.


Il trailer del film diretto da Cao Hamburger

Nel film del regista brasiliano Cao Hamburger, c'è la spruzzata "popular" dei mondiali di calcio del 1970, il fondale a ragnatela della dittatura militare e l'avventura di un ragazzino di dodici anni, figlio di dissidenti, che si ritrova da un giorno all'altro sbalestrato in uno dei quartieri più multietnici di Sao Paolo: il Bom Retiro, là dove convivono gomito a gomito i discendenti delle varie immigrazioni, ma soprattutto storico centro di raccolta di quella comunità ebraica del posto in cui appartiene il nonno del ragazzo. È, infatti, al vecchio barbiere del quartiere che Mauro viene affidato dai genitori costretti a nascondere con la "bugia" di una vacanza la loro fuga-lampo dovuta a motivi politici. Il destino, però, gira su ruote differenti e l'ictus improvviso che colpisce il nonno toglie al bambino ogni bussola di riferimento. Parte così - con una narrazione rarefatta che interagisce con lo sfondo politico attraverso minime situazioni quotidiane - la lenta iniziazione del ragazzo a un nuovo contesto urbano, un mondo colorato e al tempo stesso laconico, sparpagliato nei tic della varie culture presenti sul territorio, ma unito nella stessa passione per la nazionale di Pelè e Tostao che intanto sugli schermi dei televisori macina vittorie su vittorie fino ad approdare alla finalissima con l'Italia. Ma è proprio mentre si dispiegano i preparativi per i festeggiamenti da conquista della coppa che la chiusura politica del paese farà sentire i suoi morsi più drammatici: il sottobosco dell'opposizione alla dittatura viene smosso con violenza dalle retate dei militari, tanto da spingere il finale verso una vittoria umanamente dimezzata.
Lorenzo Buccella

Cao Hamburger
Nasce a San Paolo del Brasile nel 1962. Tra il 1982 e il 1985 gira una serie di cortometraggi in super8 e negli anni seguenti realizza oltre 200 spot pubblicitari. Attento al mondo dei minori è anche autore di libri per ragazzi, realizza installazioni video rivolte all'infanzia e alcune apprezzate serie televisive per bambini. Il suo primo lungometraggio, L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, viene presentato al Festival di Berlino nel 2007.

L'ANNO IN CUI I MIEI GENITORI ANDARONO IN VACANZA

Lunedi 12.01.2009
CARAMEL

Regia: Nadine Labaki. Sceneggiatura: N. Labaki, Jihad Hojeily, Rodney Al Haddad. Fotografia: Yves Sehnaoui. Musica: Khaled Mouzanar. Montaggio: Laure Gardette. Scenografia: Cynthia Zahar. Costumi: Caroline Labaki. Effetti: Yann Larochette, Bertrand de Saint Seine. Interpreti: N. Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Siham Haddad, Aziza Semaan, Fatme Safa. Produzione: Les Films Des Tournelles, Les Films De Beyrouth, Roissy Films, Sunnyland, Arte France Cinéma. Distribuzione: Lady Film. Origine: Francia/Libano, 2007. Tit. originale Sukkar banat. Durata: 96'.

A Beirut, cinque donne lavorano in un istituto di bellezza. Lì, in quel microcosmo colorato e pieno di sensualità, donne di diverse generazioni, parlano di loro stesse, si scambiano confidenze e si raccontano la loro storia. C'è Layale, che è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata da un terribile problema, la prima notte di nozze suo marito scoprirà che lei ha già perduto la verginità; Rima che non riesce ad accettare di essere attratta dalle donne e che scandisce la sua vita al ritmo delle visite di una splendida cliente dai lunghi capelli; ed infine Rosa, che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella maggiore. Al salone, tra colpi di spazzola e il profumo di caramello, si parla di sesso e di maternità, con la libertà e l'intimità propria delle donne.

Trailer del film diretto e interpretato da Nadine Labaki

Paese travagliatissimo il Libano, donde giungono di continuo allarmi di violenza e sangue. Però a dispetto dell'inquietante contesto, anche sotto i cieli mediorientali si può vivere come dappertutto una normalità intessuta di piccole cose, gioie e dolori, solitudini e amori. Lo dimostra Caramel di Nadine Labaki, 32enne attrice al debutto nella regia, che lo scorso maggio alla Quinzaine di Cannes ha suscitato l'entusiasmo del pubblico per la grazia con cui sa introdursi nella complessa realtà di Beirut attraverso un piccolo spaccato femminile. In un istituto di bellezza si intrecciano le esistenze di cinque donne di varia età e ognuna alle prese con un suo problema. La proprietaria del locale, la bella Layake (impersonata dalla regista stessa) ha una relazione con un uomo sposato, la musulmana Nisrine non è più vergine come crede il futuro sposo, Rima ha inclinazioni omosessuali; mentre la quarantenne Jamale ha orrore di invecchiare e la matura Rosa, di fede cristiana, una volta di più deve rinunciare all'amore per via di una sorella malata di mente. Nella commedia dolceamara i rapporti acquistano calore e colore mediterranei; e in questo dilaniato angolo del mondo, sempre sull'orlo della guerra civile, l'affresco di una cronaca quotidiana dove le diversità convivono in piena armonia risuona come un appello alla pace. È un messaggio ben colto da alcuni entusiasti spettatori libanesi che sulle pagine di internet invitano a vedere un film che fuori da ogni settarismo parla con tanta verità del loro paese.
Alessandra Levantesi

Paese travagliatissimo il Libano, donde giungono di continuo allarmi di violenza e sangue. Però a dispetto dell'inquietante contesto, anche sotto i cieli mediorientali si può vivere come dappertutto una normalità intessuta di piccole cose, gioie e dolori, solitudini e amori. Lo dimostra Caramel di Nadine Labaki, che lo scorso maggio alla Quinzaine di Cannes ha suscitato l'entusiasmo del pubblico per la grazia con cui sa introdursi nella complessa realtà di Beirut attraverso un piccolo spaccato femminile. In un istituto di bellezza si intrecciano le esistenze di cinque donne di varia età e ognuna alle prese con un suo problema. La proprietaria del locale, la bella Layake ha una relazione con un uomo sposato, la musulmana Nisrine non è più vergine come crede il futuro sposo, Rima ha inclinazioni omosessuali; mentre la quarantenne Jamale ha orrore di invecchiare e la matura Rosa, di fede cristiana, una volta di più deve rinunciare all'amore per via di una sorella malata di mente. Nella commedia dolceamara i rapporti acquistano calore e colore mediterranei; e in questo dilaniato angolo del mondo, sempre sull'orlo della guerra civile, l'affresco di una cronaca quotidiana dove le diversità convivono in piena armonia risuona come un appello alla pace.
Si resta incantati di fronte a questo manipolo di donne: una piccola lezione che ci restituisce la fragranza un po' berbera dell'amore per le donne, senza i travisamenti e le tragiche parodie che di loro fanno personaggi anche pubblici. Un film di donne, indispensabile per gli uomini.
Adriano De Carlo

Nadine Labaki
Si laurea in Scienze delle Comunicazioni all’Università di Saint-Joseph a Beirut nel 1997. 11 Rue Pasteur, il suo saggio di laurea, vince l'anno successivo il premio come miglior cortometraggio alla Biennale del Cinema Arabo dell'IMA di Parigi. Dirige in seguito numerosi spot pubblicitari e videoclip. Caramel, da lei scritto interpretato e diretto, è il suo primo lungometraggio ed è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.

CARAMEL

Lunedi 26.01.2009
IN QUESTO MONDO LIBERO

Regia: Ken Loach. Sceneggiatura: Paul Laverty. Fotografia: Nigel Willoughby. Musica: George Fenton. Montaggio: Jonathan Morris. Scenografia: Fergus Clegg. Costumi: Carole K. Millar. Interpreti: Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet, Faruk Pruti, Branko Tomovic, Radoslaw Kaim. Produzione: Sixteen Films Ltd., Tornasol Films S.A., Spi International, Filmstiftung Nordrhein-Westfalen, Filmfour, Emc Produktion, Bim. Distribuzione: Bim. Origine: Germania/Gran Bretagna /Italia/Spagna, 2007. Tit. originale: It's a Free World.... Durata: 96'.

Angie, pur mancando di una vera e propria istruzione, possiede una buona dose di energia, spirito, ambizione ed è soprattutto nel fiore degli anni. Dopo una vita disordinata alle spalle e stanca di tutto ciò, Angie ha ora qualcosa da dimostrare e sente che questo è il suo momento. Apre, quindi, un’agenzia di lavoro interinale assieme a Rose, una ragazza con la quale condivide l’appartamento, e si ritrova a lavorare in una zona degradata tra criminalità, uffici di collocamento e immigrati da collocare. Questo racconto mette in discussione, facendo da contrappunto, il miracolo anglosassone del lavoro flessibile, della globalizzazione, dei doppi turni e della moltitudine di consumatori incommensurabilmente felici: noi.

Trailer del film diretto da Ken Loach con Kierston Wareing

In questo film dal titolo sarcastico c'è qualcosa che mi sembra inoppugnabile: la sua forza trainante è Angie, la protagonista. L'ha inventata lo sceneggiatore Paul Laverty dopo una lunga inchiesta sul campo. L'ha messa in immagini e diretta il settantenne Ken Loach, coerente con la sua lucida rabbia in corpo che, dopo l'ingresso nell'alta età, si è tinta di pessimismo (spesso, però, un pessimista è soltanto un ottimista più informato degli altri). L'ha impersonata la sconosciuta Kierston Wareing che, se non fosse stato per la Blanchett di Io non sono qui, probabilmente avrebbe vinto la Coppa Volpi alla 64° Mostra di Venezia. Nell'hinterland di Londra Angie è una trentenne ragazza madre (figlio di 11 anni) che tracima energia passionale, capacità imprenditoriali, ambizioni frustrate. Decisa a mettersi in proprio con un'agenzia semiclandestina ed esentasse di collocamento per lavoratori neocomunitari o extracomunitari, s'associa all'amica Rose, più colta di lei ed esperta di amministrazione. Tipico prodotto dell'era liberista di Mrs. Thatcher, si arricchisce sfruttando i lavoratori precari. Quello di Loach non è un altro film sull'immigrazione. Tema centrale è il lavoro saltuario, a termine, (flessibile) nel mondo della "deregulation" e della globalizzazione. Il sistema delle agenzie di reclutamento, l'uso degli appalti, fornitori esterni, lunghe catene di contratti a termine, nasconde e facilita una nuova forma invisibile di schiavismo in cui sono puniti per legge i lavoratori, costretti a chinare la testa a bocca chiusa, non chi li sfrutta. Laverty non giudica Angie, cosa amabile e spietata, ma il sistema in cui prospera.
Morando Morandini

Ken Loach
Studia legge a Oxford prima di fare l'attore e il regista alla BBC. Nel 1968 fonda la sua società di produzione, la Kestrel Film, con la quale realizza la maggior parte dei suoi lavori. La preferenza per i temi sociali e politici diventa una sorta di marchio di fabbrica: il suo esordio risale 1967 con Poor Cow. Nel 1990 e nel 1993 conquista il Premio speciale della giuria a Cannes con L'agenda nascosta e Piovono pietre. Nel 1994 riceve a Venezia il Leone d'oro alla carriera.

IN QUESTO MONDO LIBERO

Lunedi 09.02.2009
L'INNOCENZA DEL PECCATO

Regia: Claude Chabrol. Sceneggiatura: C. Chabrol, Cécile Maistre. Fotografia: Eduardo Serra. Musica: Matthieu Chabrol. Montaggio: Monique Fardoulis. Scenografia: Françoise Benoît-Fresco. Costumi: Mic Cheminal. Effetti: Guillaume Bauer. Interpreti: Ludivine Sagnier, Benoît Magimel, François Berléand, Mathilda May, Caroline Sihol, Marie Bunel, Valeria Cavalli, Etienne Chicot. Produzione: Alicéléo, Rhône-Alpes Cinéma, France 2 Cinéma, Integral Film, Canal+, Ciné Cinémas. Distribuzione: Mikado. Origine: Francia, 2007. Tit. originale La Fille coupée en deux. Durata: 115'.

Una giovane e ambiziosa conduttrice televisiva viene sedotta e manipolata da un maturo ed egocentrico scrittore sposato, che ne fa un’amante esperta e la introduce ai giochi viziosi del jet set parigino. Abbandonata dall’anziano amante, la ragazza si consola tra le braccia di un giovane miliardario psicologicamente instabile, da tempo innamorato di lei, e arriva addirittura a sposarlo. Ma il giovane non resiste alla gelosia e il triangolo amoroso avrà conseguenze imprevedibili...

Trailer del film diretto da Claude Chabrol, con Ludivine Sagnier

Un'aria della Turandot da un'autoradio, spenta all'entrata in scena dei personaggi: per il prolifico maestro Claude Chabrol la realtà manca di romanticismo, ma anche lui - ne L'innocenza del peccato - si sente entomologo di relazioni in ambiente scarno e mira alla testa più che al cuore. Nonostante a ispirarlo sia un famoso caso passional-giudiziario d'inizio '900 già tradotto da letteratura e cinema. La ragazza divisa tra due uomini, come da titolo originale, è un'annunciatrice meteo capace, rampante ma pura. Si innamora perdutamente di un celebre romanziere misantropo più anziano di trent'anni, donnaiolo egoista e perverso (viziato dal solido matrimonio con una moglie comprensiva) che la prende e la lascia ripetutamente. L'altro, ricco rampollo con complesso di inferiorità, violento e protetto dalla madre, la sposa ma soffre di gelosia retroattiva. Su sceneggiatura della fida aiuto regista Cècile Maistre, ritoccata appena, Chabrol esercita crudeltà verso una crudele borghesia, sia imprenditoriale che intellettuale, traccia ruoli ambigui e negativi, contrappone alla fama effimera del piccolo schermo e dell'editoria la magìa della Settima Arte, assegna al Male una supremazia amara. Seppure la protagonista dimostri - nell'annullamento di sé in un trasporto emotivo totalizzante - la massima secondo cui si può essere umiliati solo da se stessi, tutt'intorno il distacco senza voli, unitamente a un sarcasmo che arriva a rendere caricaturale la figura del maritino, smorzano qualsiasi tensione melodrammatica.
Federico Raponi

Colpi di scena, abbandoni, pentimenti, Gabrielle resta comunque il cuore puro della storia ma non per questo sconfitto, personaggio che ricorda alcune figure femminili dei vecchi film di Chabrol, anche quelli scritti con Paul Gégauff. Col finale che è un omaggio al cinema e da scommessa su un futuro meno prevedibile, dove ci sia sempre qualcosa capace di stupire.
Cristina Piccino

Claude Chabrol
Nato nel 1930, si laurea in Lettere a Parigi dove frequenta gli ambienti del cinema collaborando con Godard, Truffaut e Rohmer. Nel 1957 dirige il suo primo film, Le beau Serge (Pardo d'argento al festival di Locarno) che inaugura di fatto la Nouvelle Vague. Ha diretto oltre cinquanta film fra i quali vanno segnalati I cugini (1958, Orso d'oro al festival di Berlino), A doppia mandata (1959), Un affare di donne (1988), Madame Bovary (1991) e Il buio nella mente (1995).

L'INNOCENZA DEL PECCATO

Lunedi 23.02.2009
INTO THE WILD - NELLE TERRE SELVAGGE

Regia, sceneggiatura: Sean Penn, dal romanzo Nelle terre estreme di Jon Krakauer. Fotografia: Eric Gautier. Musica: Michael Brook, Eddie Vedder, Kaki King. Montaggio: Jay Lash Cassidy. Scenografia: Derek R. Hill. Costumi: Mary Claire Hannan. Effetti: Donald Frazee, Marty Taylor, Entity FX. Interpreti: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Catherine Keener, Brian Dierker, Vince Vaughn, Kristen Stewart. Produzione: Paramount Vantage, River Road Films, Art Linson Productions, Into The Wild, River Road Entertainment. Distribuzione: Bim. Origine: Usa, 2007. Tit. originale: Into the Wild. Durata: 148'. V.M.14

Appena laureato e con un brillante futuro davanti, il giovane Christopher McCandless decide di rinunciare alla sua vita privilegiata per partire all'avventura. Regala tutti i sui risparmi a un ente benefico e parte in autostop verso l'Alaska in cerca di un esistenza a contatto con la natura selvaggia. Lo attendono incontri, esperienze formative e un crudele destino. Da una storia vera tratta dal bestseller di Jon Krakauer


Trailer del film diretto da Sean Penn con Emile Hirsch e Vince Vaughn

«È un mistero per me / abbiamo un’avidità / che abbiamo accettato. / Pensi di dover volere / più di quello che ti serve / e che finché non l’avrai / non sarai libero. Società / sei una razza folle / spero non ti sentirai sola senza di me». Per restituire lo spirito profondo del film, non ci sono parole migliori di quelle di Society, uno dei pezzi della colonna sonora scritta per Into the Wild da Eddie Vedder dei Pearl Jam. Il bestseller esistenziale Nelle terre estreme di Jon Krakauer racconta la vera storia di Christopher McCandless, neolaureato che nel 1990 si lasciò alle spalle beni materiali e convenzioni familiari. E partì, da Atlanta all’Alaska, alla ricerca della Verità, sulla suggestione, tra gli altri, del filosofo Henry David Thoreau. Il film di Penn come la voce di Vedder: duri come rocce scabre, graffiano la carne ma possono offrire riparo. Into the Wild è meraviglioso poema per immagini, riconcilia col piacere di un cinema tutto da guardare, ascoltare, introiettare. Guarda a temi e stilemi del libero cinema americano degli anni Settanta cercando la verità nella via. Un momento ti esalta con l’euforia della libertà, l’adrenalina di una discesa tra le rapide, la ricchezza di un’esistenza francescana guadagnata a fatica. Poi fa a pezzi l’apologia dell’intellettuale non integrato, della solitudine fine a se stessa, e rivela l’inutilità pratica dei classici e dei manuali di sopravvivenza davanti all’urgenza di saper conservare la carne di una preda. Non è opera sintetizzabile in poche righe: è altissima epica americana. Non omologato, mai enfatico, indipendente nel pensiero. Nasce da, e si porta dentro, tutta la malinconica impellente contraddizione dei classici. Da vedere, subito.
Raffaella Giancristofaro

Sean Penn
Attore, regista e scrittore, nel 1991 Sean Penn ha fatto il suo debutto nella regia con Lupo solitario. Nel 2001 La promessa, con Jack Nicholson, viene inserito fra i migliori 10 film dell'anno dalla National Board of Review. Nel 2003 è diventato il più giovane artista a ricevere il Donostia Lifetime Achievement Award. Nel 2004 viene insignito del John Steinbeck Award, a riconoscimento del suo impegno civile.

IN TO THE WILD

Lunedi 09.03.2009
COVER-BOY - L'ULTIMA RIVOLUZIONE

Regia, soggetto: Carmine Amoroso. Sceneggiatura: C. Amoroso, Filippo Ascione. Fotografia: Paolo Ferrari. Musica: Marco Falagiani, Okapi. Montaggio: Luca Manes. Scenografia: Maria Adele Conti, Biagio Fersini. Costumi: Alessandro Bentivegna. Effetti: Giuseppe Squillaci. Interpreti: Eduard Gabia, Luca Lionello, Chiara Caselli, Francesco Dominedò, Gabriel Spahiou, Luciana Littizzetto. Produzione: Filand Srl, Paco Cinematografica. Distribuzione: Istituto Luce. Origine: Italia, 2006. Durata: 97'.

Cover-boy ( film low-budget girato con un nuovissimo formato digitale HDV) racconta l' amicizia fra Ioan (Eduard Gabia) e Michele (Luca Lionello) l'uno rumeno e l'altro italiano. Due mondi che casualmente s'incontrano: l'esperienza di chi, figlio della rivoluzione post comunista, è fuggito dal proprio paese alla ricerca di un futuro migliore e l'esperienza di chi, precario, vive la crisi del lavoro occidentale. Come sfondo al rapporto fra il semplice ragazzo rumeno e il solitario ragazzo italiano, un occidente travagliato da una parte dal crollo dell'ideologia comunista e dall'altra dal mito di un capitalismo che ha assunto sempre più, come criterio vitale, la competitività e l'inasprimento della disuguaglianza sociale. Il film racconta della loro vita in comune ai margini della città, vessati da una padrona di casa (Luciana Littizzetto) e mostra come sia possibile opporre, alla ferocia dello scontro quotidiano per la sopravvivenza, il vincolo di una vera amicizia. L'incontro di Ioan con una famosa fotografa (Chiara Caselli), e il suo scambiare per amore un sentimento utilitaristico, servirà a rinsaldare ancor più l'unione con Michele e a guidarlo verso la meta finale del suo viaggio.

Trailer del film diretto da Carmine Amoroso con Eduard Gabia

Precario diario. Michele (Luca Lionello) vive al Mandrione, a Roma, tra baracche e abusi. Quartiere di cinema vero, da Pasolini a Rossellini, e ora ci ritorna Carmine Amoroso, quello che 12 anni fa nel melodramma grottesco Come mi vuoi a Vincent Cassel fece lasciare Monica Bellucci per Enrico Lo Verso, sia pur travestito.
Ora racconta Ioan (Eduard Gabia), immigrato irregolare rumeno, orfano dell'ultima rivoluzione (quella anti-Ceausescu) e Michele, un precario abruzzese laureato. Vite gemelle, perché il secondo, lo dice il meraviglioso Lionello, è come uno «straniero in patria». I due uniscono solitudini e sfortuna: il secondo forse si innamora, il primo forse non se ne accorge. È tutto delicato in quest'opera che racconta il peggio di questo nostro paese a responsabilità limitata, fatto di contratti a termine e vite in scadenza. Precarie come Cover boy - L'ultima rivoluzione: finanziamenti pubblici decisi e poi scomparsi, distribuzione fantasma (fino a venerdì scorso, ora il Luce lo diffonde in una decina di copie), nonostante premi e ovazioni nel mondo. È il film che racconta la generazione di fenomeni di questi anni: giovani senza certezze costretti a conquistarsi il futuro un giorno dopo l'altro, perché anche sogni e speranze per loro sono a partita iva. Anche il loro corpo è a cottimo, Ioan lo scopre rifiutando le "marchette" su un divano e scoprendo di aver venduto l'anima su un manifesto. Gabia è bello e tenero, Lionello straordinario, Chiara Caselli un bel ritorno. Capolavoro che mostra il baratro in cui siamo precipitati.
Boris Sollazzo

Carmine Amoroso
Di origini abruzzesi, agli inizi degli anni Ottanta si trasferisce a Roma dove si laurea in Lettere. Ha scritto e diretto varie inchieste giornalistiche. È autore della sceneggiatura di Parenti Serpenti di Mario Monicelli, film acclamato da pubblico e critica, e dell’omonima pièce teatrale. Nel 1996 ha scritto e diretto Come mi vuoi coproduzione italo-francese (in Francia Embrasse-moi Pasqualino) primo film italiano a tematica transgender, in cui ha lanciato la coppia Monica Bellucci-Vincent Cassell divenuta poi celebre in tutto il mondo.

COVER BOY

Lunedi 16.03.2009   INGRESSO GRATUITO
WALL-E
 
film su TEMATICA AMBIENTALE
in collaborazione con
FESTIVAL CINEMA AMBIENTE e LABTER VCO
www.cinemambiente.it

Regia: Andrew Stanton Sceneggiatura:
Andrew Stanton Musiche: Thomas Newman  Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios  Distribuzione: Walt Disney Pictures Italia Paese: USA 2008 Genere: Animazione Formato: Colore

Trama del film WALL•E:

Cosa accadrebbe se il genere umano dovesse abbandonare la Terra e qualcuno dimenticasse di spegnere l’ultimo robot? L'autore-regista premio Oscar Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo) e i fantasiosi narratori e geni della tecnica dei Pixar Animation Studios (Gli incredibili, Cars, Ratatouille) trasporteranno il pubblico in una galassia non molto lontana, per una nuova commedia cosmica di animazione digitale che narra la storia di un determinato robot di nome WALL•E. Dopo aver trascorso centinaia di anni solitari facendo ciò per cui era stato costruito – ripulire il pianeta - WALL•E (che sta per Waste Allocation Load Lifter Earth-Class - Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti) trova un nuovo scopo nella sua vita (oltre a collezionare cianfrusaglie) quando incontra un affusolato robot ricognitore di nome EVE. WALL•E ed EVE viaggiano attraverso la galassia, dando vita ad una delle avventure comiche, fantasiose ed emozionanti.

Trailer del film prodotto dalla Pixar Animation Studios

WALL-E
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